Dalla nostra pianura l'uomo di Similaun
La televisione ha trasmesso recentemente un servizio sull'uomo del Similaun esponendo la convinzione che esso provenisse da una località della Pianura Padana". Questa ipotesi è sempre stata condivisa dai vari studiosi, soprattutto per il tipo di oggetti che egli portava con sé. Tra questi, l'ascia di rame "interamente simile a quella ritrovata nella tomba 102 della necropoli Remedello" (come giudicò allora il dott. M. Perini).L'immaginare quindi che il personaggio provenisse proprio da Remedello non necessiterebbe, a mio avviso, di un grande sforzo, potrebbe anche apparire suggestiva ed abbastanza verosimile la supposizione che esso sia il testimone di un fatto migratorio intrapresa da un?intera comunità in trasferimento verso il nord, alla ricerca di nuove terre. Gli "Eneolitici", sbarcati sui nostri lidi provenendo da oriente, non erano né agricoltori, né allevatori di bestiame: esercitavano la caccia e la raccolta di frutti spontanei, integrando queste attività, se necessario, con la rapina nei confronti delle tribù confinanti. A questo li inducevano le condizioni ambientali; per questo erano dei nomadi esasperati. Giunti, nel loro peregrinare, nel territorio compreso tra il Chiese e il Mella, delimitato a sud dall'Oglio, bloccato ad ovest da una immensa estensione paludosa, nella zona di Ghedi e di Leno, avendo altre paludi invalicabili a nord, si trovarono in un terreno piuttosto arido, caldo, sparso di brughiere e di magre boschine. Riuscirono a contattare genti lontane da cui ebbero il rame, per le loro famose asce, che introdussero nella storia della civiltà, pur continuando ad usare la pietra levigata. Finchè, un bel giorno, il tarlo del nomadismo si risvegliò in loro e, a gruppi, ripresero la marcia verso il nord. Lasciarono altre tombe lungo questa strada, ma, talora, anche morti non sepolti, per necessità ambientali, come nel nostro caso. Che "l'uomo del Similaun" non fosse solo, me lo fa sospettare la posizione delle braccia, levate e fermate dal ghiaccio nell'atto, a mio avviso, di chiedere soccorso, nonché l'espressione della bocca aperta in un smorfia, in un grido di richiamo. Ma il nostro pensiero va ai compagni, messi a riposare nella necropoli remedellese, qui nella nostra campagna, assistiti dal rimpianto, dalla solidarietà della tribù, va a quelle ossa che, ospitate ora nel museo di Reggio Emilia, troverebbe forse maggior conforto di affetti e di pietà e di calore umano, a casa loro, restituite alla loro terra natale. (E.M.)" L'"epoca neolitica" va dal 5000 al 1800 a.C. segue l'età del bronzo" ( o "Poladiana" ), dal 1800 al 900 a.C. presente a Remedello, sin dalla fase antica, pure nella necropoli di Remedello Sotto. Poi quella del "ferro", a partire dal 900 a.C. compaiono gli Etruschi , che lasciarono tracce anch'essi negli insediamenti eneolitici (vedi le recenti ricerche del prof. Barfield nel 1986). Poi i Celti (o Galli) ( vedi le due tombe delle Tagliate). Essi nel 386 a.C. avevano saccheggiato Roma e fondato Brescia e Verona. Quindi abbiamo l'arrivo dei Romani, che nel 218 a.C. fondano, nella Cisalpina, Cremona e Piacenza. Seguono le due tombe "centuriazioni" del console Marcello (nel 196 a.C.) e di Giulio Cesare, (150 anni dopo) entrambe a carico del territorio cremonese e bresciano. Con Augusto, la Lombardia attraversa un periodo di pace e di prosperità. Sorgono vari cascinali molto estesi ( sei a Remedello Sotto, un paio a Remedello Sopora). Talora come a Remedello Sotto essi appaiono raggruppati (Via Nuova). A partire dal III - IV secolo d.C. iniziarono il decadimento di Roma e le incursioni dei barbari, i quali distruggono edifici e poderi. Incomincia il "Medioevo", l'economia decade e le costruzioni in muratura cedono il posto a quelle di legno e di paglia. Al periodo barbarico dovrebbe risalire il nome di Remedello con allusione, forse, all'umidità del luogo e alla sua posizione periferica. Di grande importanza è i periodo "longobardo" (specie a Calvisano) durante il quale abbiamo nel 758 d. C. la fondazione del monastero di Leno, ad opera di Ansa moglie di Desiderio, che lo dota di un territorio vastissimo cui appartiene, sicuramente, anche Remedello (ricordiamo la causa per il dominio di questa zona svoltasi nel 1194 tra il Vescovo di Brescia, Giovanni, e l'Abate di Leno, Gunterio). I due Remedelli divengono sede di "diaconie" (sorte come ospizi per i viandanti) cui seguono. Dopo le Pievi, che fanno a capo a Corvine, le Parrocchie. Intorno al 1000 d.C. sorgono i "centri fortificati" (o "castelli") per difesa contro gli Ungari. A partire dal 1100 i due Remedelli passano sotto vari padroni: i Conti Longhi di Montichiari, i Conti di Pomello, il Conte Rufino, il Comune di Brescia (nel 1180), i Cavalcabò di Cremona, il Colleoni, gli Scaligeri, i Gonzaga (1335 -1348), Luchino Visconti (1348), i Malatesta (1405). Dal 1426 al 1797 sono dominati da Venezia (tranne un breve periodo in cui vengono assoggettati a Francesco Sforza, 1454). Il loro destino segue quello di Asola della cui Quadra fanno parte. Le Parrocchie invece appartengono alla Diocesi "Nullius" di Asola). Come un po' dovunque, al periodo "Medioevale" va attribuito il merito delle "opere d'arte" più pregevoli esistenti nel Comune. Anzitutto le due Chiese parrocchiali: quella di Remedello Sopra edificata dal 1601 al 1606 dal Rettore Pietro Gaburri, al posto della precedente Chiesa romanica; e quella di Remedello Sotto edificata nel 1744, parimenti al posto di una antica, dal Rettore Quinto Uggeri. Quest'ultima presenta una bella facciata barocca. In quella di Remedello Sopra è notevole il Battistero, datato 1478. Ricordiamo a Remedello Sopra anche la Chiesa di Gandino del 1732, elevata in onore dei morti della peste manzoniana (1630) ai quali si attribuivano miracoli. Sotto il suo portico si tenevano una volta due importanti fiere ( nella seconda domenica di luglio e nella seconda domenica di ottobre) che decaddero agli inizi del secolo attuale. Da ricordare la "Chiesetta dei Disciplini", tutta decorata al suo interno da affreschi della seconda metà del'500 (vedi il recente studio su "La Disciplina di Remedello, testimonianze di un passato"). Sempre nel capoluogo è da menzionare la "Torre, detta dell'orologio" bella costruzione eretta dai Veneziani nel 1479 a difesa dei loro confini, (contro Ludovico il Moro) e che funzionava da porta nella cinta del castello. Del periodo moderno è sommamente degno di menzione l'"Istituto Monsignori" fondato da Padre Giovanni Piamarta e da Padre Giovanni Monsignori, nel 1896, per ospitarvi gli orfani dei contadini divenuto centro di un insegnamento agrario importantissimo, diffusosi in tutta Italia durante il nostro secolo per merito dei Padri che hanno portato la luce della loro opera oltre oceano, in Brasile, in Cile e in Africa. Quest'anno essi hanno celebrato il Centenario della loro Istituzione, nella simpatia e nella gratitudine del mondo intero.
Enrico Mussato.



